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Il centrocampista Claudio Lamia del Dattilo Noir

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🔰⚽️ 08/Marzo 2020 L’intervista al nostro :
Claudio Lamia, nel Dattilo il segreto è la famiglia

Il centrocampista Claudio Lamia è uno dei punti di forza dei successi del Dattilo Noir. Da più di vent’anni calca i campi di gioco e la sua passione per il calcio è nata soprattutto perché questo sport si è masticato tanto in famiglia. Claudio, infatti, è figlio di Gigi Lamia, ex calciatore e allenatore e nipote di Enzo De Francisci, anche lui calciatore, ex bandiera del Trapani calcio e allenatore. “Ho iniziato nei Pulcini del Trapani e ho fatto tutta la trafila con una parentesi alla Libertas Erice. Per i primi quattro anni devo ringraziare mio zio Enzo che calcisticamente è stato come un secondo padre. Una persona che ricordo con particolare piacere è lo storico un talent scout come lo “zio Matteo”, così chiamato da tanti, figura importante per me e per altri miei compagni. A quei tempi essere selezionato da lui era come un privilegio. Ho avuto dei buoni istruttori come Erasmo Tedesco, Ciccio Rizzo e altri. Ognuno a suo modo mi ha lasciato qualcosa. Dopo le formazioni Allievi del Trapani, a causa di una crisi della società granata, passai al Città di Trapani nel campionato d’Eccellenza dove trovai come allenatori Nino Morana e poi il compianto Gigi Carducci. Ero piccolino ma fui aggregato alla prima squadra. A 15 anni feci qualche presenza. Poi il passaggio alla Folgore di Castelvetrano con la quale vinsi a 17 anni il mio primo campionato d’Eccellenza con il tecnico Riccardo Chico. Ho fatto la serie D l’anno seguente con la stessa squadra. A seguire nello stesso campionato il passaggio all’Adrano con Golesano allenatore. Nella mia carriera calcistica ho girovagato un po’ uscendo dalla Sicilia sempre fra Eccellenza e serie D. In Puglia, Molise e Marche”. Come mai non c’è stato il grande salto. “Forse per motivi caratteriali. Amo essere professionale ma non ho la tendenza a instaurare rapporti fraterni con i tecnici che magari potevano portarmi con loro nelle serie superiori. Tra l’altro avevo sempre richieste e non mi soffermavo a osservare la categoria. Magari ho rifiutato situazioni che poi si sono rilevate vincenti. Poi è questione di buona sorte o altro ma spesso anche di decisioni ponderate”. Adesso c’è il Dattilo Noir. Quale è il segreto di questa squadra. “Quando si raggiungono determinati risultati sono frutto di tutto l’ambiente, dalla dirigenza che ci permette di lavorare serenamente non facendoci mancare nulla, ai tecnici e al gruppo dei giocatori che è come una famiglia. Lavoriamo in un ambiente dalle forti motivazioni dove non manca l’allegria e la voglia di lavorare bene, armi che senza alcun dubbio ti danno una marcia in più. E’ un ambiente nel quale tutti si danno da fare senza dare molta importanza ai ruoli. E’ un merito generale. Il presidente Mazzara non ci fa mancare mai il suo sostegno anche quando è impegnato col lavoro”. Che tipo di centrocampista ti definisci. “Sono una mezzala con caratteristiche d’inserimento. Mi piace dare sostegno agli attaccanti e in alcune occasioni inserirmi da dietro per andare a rete anche se quest’anno ho preso più pali e traverse che segnare gol. Finora sono quattro le mie marcature. In ogni caso quel che conta è che si segni”. Ci state cominciando a pensare alla serie D. “E’ qualcosa che ancora non pronunciamo ma non possiamo nasconderci. E’ stato costruito un ottimo organico però vincere non è mai facile. Lo dico per esperienza. Da qui alla fine saranno tutte finali e le giocheremo col coltello fra i denti”.
Antonio Ingrassia

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